sabato 16 dicembre 2017

Le letture del ricciolino biondo: tra simpatici pirati, sostitute di Babbo Natale, mostri amanti della sporcizia, bambine geniali e ...topigli!

Il ricciolino sta crescendo e ora inizia a leggere qualche parole in stampatello.
Non abbiamo perso il gusto per le letture della buonanotte ma, ormai, accanto ai classici albi illustrati e qualche libretto "da piccoli" che continua ad adorare, il bimbo grande di casa pretende storie un po' più articolate.
Da qualche tempo, quindi, affianchiamo gli albi a letture più lunghe, divise "a puntate".
Ultimamente, le migliori sono state queste:

"Il pianeta dei topigli" di Renata Schiavo Campo, ed. Mondadori, collana "Libro per ragazzi".


Un libro un po' datato (1989), che è stata forse la mia prima lettura autonoma. E' consigliato dagli otto anni ma, se lo leggono mamma e papà, va bene anche prima.
La storia è particolarmente simpatica ed originale, ambientata in un pianeta acquistato da una coppia che, prima del trasferimento, ordina all'apposita " fabbrica" , degli animali da compagnia che creeranno non poco scompiglio, a causa delle condizioni ambientali del pianeta.
Tra l'altro, cibandosi dei buonissimi frutti - torta pasticcera che crescono spontanei nel luogo.
Chiamato a rimediare, l'aiutante inventore che sostituisce il capo in vacanza, combinerà un bel po' di pasticci, combinando specie animali tra loro senza mai chiedersi cosa ne pensino le povere bestie.
Per forutna, il capo inventore tornerà appena in tempo per rimediare, ricompensando gli sventurati proprietari del pianeta e salvando i malcapitati gatti "geneticamente modificati".

"Chi ha rubato la barba al pirata Barbagrossa? " di Bernhard Lasshan, ed. Piemme, Il battello a vapore, serie bianca, dai sei anni (malgrado purtroppo non sia in stampatello maiuscolo).




Carine le illustrazioni e diversa dalle solite questa storia di pirati bambini che ha subito attratto il ricciolino e che si può leggere sia in due sere, sia tutta d'un fiato.

"Matilde" di Roald Dahl


Ormai un classico, che non ha bisogno di presentazione!
Noi lo abbiamo letto in una collana creata in occasione del centenario dell'amore nascita dell'autore e, mentre per me è stato come ritrovare un piccolo gioiello, per il ricciolino è stato un innamoramento.
La storia gli è piaciuta tantissimo, perché si è immaginato in classe con Matilde, ha avuto paura della sadica direttrice come lei, si è dispiaciuto per la situazione famigliare della bambina e ha riso felice delle sue "vendette", soddisfatto del finale.

Infine, un romanzo di una trilogia conosciuta:
 "Inkiostrik, il mostro dello zainetto" di Ursel Sheffler, ed. Piemme, Il battello a vapore, serie azzurra, dai sette anni,



Un mostro amante della sporcizia che si nutre di inchiostro che, come "Matilde" , ci ha tenuto compagnia per diverse sere di seguito, portandoci con il suo amico vagabondo per città, campagna, circo e...prigione! Fino al successo del vagabondo come poeta ed alla sua conversione all'igiene e pulizia, non gradita dal piccolo Inkiostrik!

Visto il periodo, voi farti mancare un titolo natalizio? Certo che no!
E allora ecco:


"Mamma Natale" di Marco dI Tillo, ed. Mursia, collana "Il becco giallo"




Un libro illustrato di una serie che ho molto amato da bambina, per le vivaci illustrazioni colorate e, quando si trattava di classici, i sunti ben costruiti.
Anche questo titolo ci ha soddisfatto, con una storia divertente da leggere tutta d'un fiato: Babbo Natale ha la febbre alta proprio la sera della Vigilia ed il medico gli vieta di uscire. Come salvare il Natale? Ecco che Babbo decide di chiedere aiuto alla sorella.
Peccato che Mamma Natale viva in un'isola tropicale, odii il freddo, i vestiti pesanti e soprattutto...i camini sporchi!
Alla fine, comunque, con l'aiuto della renna Camilla e di un amico inventore, riuscirà a portare a termine con successo la sua missione e rendere felici tutti i bambini del mondo!
Con questo post partecipo, con qualche ora di ritardo, all'appuntamento del venerdì del libro di Paola.


mercoledì 13 dicembre 2017

Ricapitolando. Ovvero, pezzi di vita.

Il tempo scorre troppo in fretta, anche se a momenti sembra non passare mai.
Non riesco ad annotare quanto vorrei la vita che vivo.
Eppure c'è.

Nell'ultimo mese, giorno più, giorno meno:

- il ricciolino ha messo per la prima volta i pattini da ghiaccio.
Dopo due ore di pattinaggio entusiastico (paura e difficoltà zero), è caduto di faccia, battendo il naso.
Abbiamo terminato la serata al pronto soccorso, per fortuna senza alcuna conseguenza.
E poi ha pattinato di nuovo e io con lui (no, non sono mai caduta, però di paura ne avevo!);

- Orsetto ha iniziato lo svezzamento, perchè di pianti, rigurgiti e sua sofferenza, ne avevo abbastanza.
Pappa lattea, frutta, qualche passato con farine ecc. e, a seguire, comunque il biberon.
Bene, non benissimo ma meglio di prima.
In teoria avrebbe iniziato anche Principessa ma a parte sputacchiamenti e facce schifate, non abbiamo portato a casa nulla. Quindi per ora continua con il biberon e pace;

- abbiamo festeggiato il compleanno del ricciolino, quest'anno solo con nonni, zii e cugini, come da sua espressa richiesta. E' stato bello ritrovarsi e fare insieme le torte. Ora però basta fino a Natale!

- sono stata alla riunione del nido, ho iscritto i piccoli e concordato la data dell'inserimento.
Poco più di sei mesi e si inizierà, a breve.
Io non sono pronta, per nulla. Loro, al solito, saranno più bravi di me.
Comunque sia, sono emozioni forti;

- sono stata a teatro con il ricciolino, una cara amica e la sua bimba. Abbiamo visto Pinocchio, a breve assisteremo ad uno spettacolo natalizio. Attori bravissimi, bellissimo uscire soli io ed il ricciolino, ancora di più avere anche un appuntamento fisso con la mia amica e vedere i nostri bimbi incantati dallo spettacolo. E lo devo a lei, che mi ha avvisato in tempo (e si è pure fatta da sola la lunga coda per gli abbonamenti).

- abbiamo addobato la casa a festa. 
La nuova casa, per il suo primo Natale con noi.
Poi ha anche nevicato e reso tutto più magico (e più scomodo).
E niente, anche queste sono emozioni;

- il portafogli perso è stato ritrovato. Troppo tardi per evitare di rifare tutto ma tant'è. Era nell'ovetto di Principessa. Dentro la fodera, sotto il sedere. Roba che se lei non ci avessse rigurgitato sopra costringendomi a smontarlo interamente e il ricciolino non ne avesse approfittato per usarlo come dondolo per improvvisate montagne russe, non sarebbe mai uscito;

- pure la gattina, scappata dopo il trasloco, c'è. Solo che gira nei dintorni, risponde miagolando alle chiamate, qualche volte si fa accarezzare, mangia il cibo lasciato fuori dalla porta ma stop. Non entra, graffia se presa in braccio, si inselvatichisce ogni giorno di più. Però sta bene e questo attenuta il dispiacere.

- ho affrontato i primi colloqui con le maestre alla scuola elementare. Seduta davanti ad un banchetto, con tre maestre dietro ad una fila di banchi uniti a guardarmi. Quasi mi sentivo sotto inquisizione, riportata di botto indietro nel tempo.
E' andata bene, il ricciolino è vivace ma bravo. Io, comunque, non avevo dubbi in proposito;

- andiamo regolarmente in palestra ad arrampicare e qualche soddisfazione c'è anche per me. Il mal di schiena, però, è tutt'altro che un ricordo. Temo mi perseguiterà ancora per molti mesi;

- abbiamo trascorso tre giorni interi a montare mobili. Potrebbero rilasciarci un diploma in materia, ormai. Sono venuti bene, quasi tutti. Ora lo spazio e i contenitori ci sono, non resta che svuotare scatoloni e mettere ordine. Quando, non si sa.

Che altro?
Ah sì, ho finalmente il mio piano e quindi ho ricominciato a suonare.
Gioia pura, anche se, dopo tanto tempo, è un pò come ricominciare da capo.

Quanto ai miei bimbi (tutti e tre), a volte urlo, mi dispero e mi sento esaurita.
Poi uno di loro mi sorride.
E passa, ovvio, cosa lo dico a fare?
Alcuni la chiamano "tenerezza", io penso che sia una vera e propria arma segreta di cui la natura ha dotato i cuccioli di ogni specie.

Nel frattempo, casa nostra è sempre un porto di mare, riempita ad ondate di parenti, amici, conoscenti. Feste, pizzate, cene, merende. Quasi sempre improvvisate. Ogni occasione è buona e, per quanto a volte sia faticoso, ci piace proprio così.

E a voi? Come va la vita? Cosa mi sono persa, frequentando poco il web?

venerdì 1 dicembre 2017

Le letture di Mamma Avvocato: "Il giudice delle donne", "Le mamme ribelli non hanno paura", Breve storia di due amiche per sempre"

Ultimamente, pur non avendo smesso di leggere, trovo difficile riuscire anche a scrivere.
Oggi rimedio, almeno in parte, parlandovi di tre romanzi.

“Il giudice delle donne” di Maria Rosa Cutrufelli,
Ed. Frassinelli, pag. 252, marzo 2016



Un romanzo che racconta, con attenzione alla verità, un periodo importante della storia italiana, un tassello poco noto del cammino per l’emancipazione e l’eguaglianza delle donne: il riconoscimento del diritto di voto.

Siamo ai primi del ‘900, in un paesino dell’Emilia Romagna. Un gruppo di maestre, capitanate dalla moglie del sindaco, decide di iscriversi nelle liste elettorali del Comune, consapevoli di scatenare un contenzioso ma decise a provocare il mondo politico ed ottenere l’attenzione della stampa nazionale.
E’ lo stesso periodo e quasi lo stesso ambiente in cui si muove la ciclista Alfonsina Strada, di cui ho parlato nel mio ultimo venerdì del libro.
Il clima sociale e’ ostile al voto alle donne ed ai “poveri”, i pregiudizi sono pesantissimi e alle donne si prospetta ancora solo una scelta limitata tra matrimonio, istituzioni religiose e istruzione, ma qualcosa sta cambiando.

Non tutta l’opinione pubblica, ormai, è contraria e anche nella magistratura vi sono persone illuminate, pronte ad assumere decisioni impopolari.
Anche perché il testo di legge si presta.
Un libro che è un romanzo scorrevole, in cui si intrecciano politica, scene familiari ed amore, ma dalla cui lettura si apprende anche molto.

Assolutamente consigliato.

“Le mamme ribelli non hanno paura” di Giada Sundas, 
ed. Garzanti, 2017, pag. 198.

“Un giorno qualcuno ti domanderà se, secondo te, fa bene a mettere al mondo un bambino, e tu dovrai spiegarle che ci sono troppe ragioni per non diventare madre e troppe poche per diventarlo, così dovrai tirare fuori tutta la razionalità che hai per convincerla che non fa bene, ma ne vale la pena.” (Pag. 189).

Un romanzo sulle mamma moderne, disposte ad ammettere i sacrifici e le fatiche della loro condizione, senza paura di apparire snaturate, pronte a mostrare debolezze e fragilità, accanto all’amore per i loro figli.
A dire il vero, ormai è un filone che conta numerosi romanzi che si somigliano un po’ tutti però, devo ammetterlo, leggerli è divertente, a tratti commovente e quasi  terapeutico.
La scrittura, in questo caso, è pure scorrevole e ironica.
L’autrice narra episodi della sua gravidanza e della prima infanzia della figlia e, soprattutto, i suoi pensieri sulla maternità, il tutto sotto forma di racconto alla figlia stessa.
Perfetto per mamme che hanno voglia di non sentirsi sole nella loro normalità e…di farsi sane risate, annuendo poi con gli occhi lucidi dinnanzi ad alcune riflessioni più serie.
Peraltro, questo libro secondo me mostra un aspetto spesso sottovalutato: l’importanza dei padri. Non tanto per il neonato, quanto per la neomamma.
Vi si coglie, infatti, tutto l’amore della scrittrice per il marito e la volontà di fornire alla propria figlia un modello di coppia sano, basato sul reciproco rispetto.

Unico appunto: il titolo.
Davvero non ho capito a cosa si riferisse: l’autrice non mi pare una ribelle, ne’ il suo essere madre mi sembra diverso da quello di molte altre donne che conosco e/o che scrivono sul web, ne’ capisco il riferimento alla paura.
Comunque, non e poi così importante.
Il libro mi è stato consigliato da Mamma Piky, che dunque ringrazio!

“Un giorno io non ci sarò più e tu rimpiangerai quei momenti che non hai saputo apprezzare con me, così come io rimpiangerò quelli che non sono riuscita ad apprezzare con il giorno che te ne sarai andata.
La verità è che ho passato molto tempo ad aspettare che passasse.
La vita da genitori è fatta di fasi che trascorriamo cercando di farci coraggio sapendo che passeranno.
Passerà, è solo il primo mese.
Passerà, sono solo i dentini.
Passerà, deve solo farsi le difese immunitarie.
Passerà, prima o poi dormirà tutta la notte.
E mentre aspetto che passi, passano anche quei momenti meravigliosi che rimpiangerai guardandoti indietro.” (Pag. 183)

“Breve storia di due amiche per sempre” di Francesca del Rosso, pag. 177

Ho letto questo romanzo dopo la recensione di Mimma (qui: http://www.mammeneldeserto.com/2017/01/20/breve-storia-due-amiche-sempre/ ) e, per quanto non mi abbia entusiasmata, non mi è neppure dispiaciuto perché mi ha fatto pensare all’importanza delle amicizie, anche a distanza di anni.
Mi sono sentita fortunata ad avere una amica vicina, che ho ritrovato dopo qualche anno, e ho un po’ fatto pace con i miei ricordi in merito ad un’altra, che mi aveva lasciato l’amaro in bocca.



Con questo post partecipo all’appuntamento del Venerdì del Libro.

giovedì 30 novembre 2017

Il momento migliore

Ultimamente il momento più bello delle mie giornate non è quello in cui tutti e tre i bimbi sono stati sfamati e messi a letto e, finalmente, dormono. Quello è il secondo.



Il momento più bello è quello in cui la casa è ancora immersa nel silenzio, pochi rumori ovattati giungono dalle vie dintorno, qualche luce inizia ad illuminare le finestre vicino e casa nostra.
Io sorseggio la mia acqua calda, preparo la merenda per scuola del nano e il primo biberon, qualche volta, se è abbastanza presto, mi faccio il caffè in solitudine.
Poi vado in camera e li sveglio, uno per uno.

Orsetto dorme a pancia in giù, raggomitolato e compatto.
Lo prendo in braccio delicatamente e lo volto verso di me.
Lui si stiracchia e sospira, si stropiccia gli occhi con i pugnetti e poi, con calma, spalanca due sfere azzurrissime, mi guarda e si apre in un tenero sorriso.
Lo cambio e lui continua a sorridere, stiracchiarsi e aggrapparsi alle mie mani ed alle mie braccia.
Io lo sbaciucchio e me lo coccolo.
Quello è il momento migliore della mia giornata.

Principessa dorme a pancia in su, con le braccine aperte ai lati della testa, le mani gelate sempre fuori dalla coperta e/o dal sacco nanno, completamente abbandonata al sonno.
Le sfioro le manine e le guance e la chiamo e lei sorride già prima di aprire gli occhi.
Poi mi guarda e ride anche nelle profondità nocciola del suo sguardo.
Scalcia e si agita perchè la prenda in braccio.
Mentre la cambio, continua a sorridere con le gote rosse e si stiracchia.
Poi controlla la stanza e sembra registrare la situazione.
Purchè non ci metta troppo tempo, perchè lei la mattina ha fame.
Quello è il momento migliore della mia giornata. 

Il ricciolino è sempre a pancia in giù ma un pò storto, di solito di traverso nel letto, scomposto e abbracciato alla sua nanna e/o ad un altro peluche.
I riccioli biondi formano un groviglio, il corpo caldo e sempre un pò scoperto, che non c'è pigiama o piumone che tenga.
Lo chiamo, lo bacio, lo accarezzo, lui si gira e rigira, sospira, protesta e non si alza.
Se va bene apre gli occhi.
lo tiro su con fatica e me lo abbraccio stretto, anche se diventa ogni giorno più lungo.
Il suo risveglio dura 15/20 minuti e non è più poetico come quando era un bebè.
Però mi sorride e si illumina, almeno una volta.
Quello è il momento migliore della mia giornata. 

Un momento, anzi tre.
Che mi scaldano il cuore, che mi danno forza e che mi porto dentro tutto il giorno, pronti ad essere rievocati e assaporati all'occorrenza.

lunedì 27 novembre 2017

La versione gemellare della legge di Murphy

Avete presente la legge di Murphy? Quella che dice, in sostanza, che “se qualcosa può andare male, lo farà”? 

Ebbene, eccola declinata nelle sue varianti “gemellari” (secondo me):

1- se uno dei gemelli è nottambulo, l’altro sarà mattutino;

2- quando uno dei gemelli sarà pronto per iniziare lo svezzamento, l’altro vorrà ancora, sempre e solo latte;

3- quando uno dei due dormirà tutta la notte, l’altro si sveglierà. E viceversa la notte successiva;

4- se si è stanchissimi per una giornata pesante o sono in previsioni importanti appuntamenti per i quali si ha bisogno del massimo della lucidità, entrambi i gemelli si sveglieranno la notte, anche se di solito dormono tutti e due. Poi si  ricomincerà  dal punto 3;

5- quando durante il giorno uno dei gemelli si sarà addormentato, l’altro si sveglierà. Dormiranno entrambi al massimo dieci/venti minuti, durante i quali chiamerà tua suocera.

6- il giorno in cui entrambi faranno un lungo sonnellino di giorno o non urleranno in continuazione sarà quello in cui si è a spasso (e dunque non si può riposare ne’ fare altro che camminare) oppure si è casa ma ci sono in visita parenti e/ o suocera (e dunque non si può riposare ne’ far altro che intrattenerli) che ripeteranno fino allo sfinimento: “perché sei così stanca? Guardali, sono due angioletti!”

7- appena uno dei gemelli smetterà di piangere, inizierà l’altro;

8- se si sta per uscire e i bambini sono pronti, magari con uno già caricato in auto, è matematicamente certo che uno dei due produrrà una montagna di cacca e/o rigurgiterà un torrente di latte rancido (si’, le due cose possono viaggiare insieme, credeteci).
Ovviamente, nel tempo si sarà finito di svestirlo, pulirlo e rivestirlo, l’altro avrà prodotto una montagna di cacca e/o avrà rigurgitato un torrente di latte rancido. Magari sporcando pure il seggiolino auto o il passeggino.
Le probabilità che tutto ciò accada, peraltro, sono direttamente proporzionali alla fretta di uscire dei genitori;

9- se si è soli in casa, i bambini avranno fame contemporaneamente;
Se si è in giro o si deve uscire, avrà fame prima l’uno e poi l’altro e resisteranno a qualunque tentativo di farli mangiare contemporaneamente.
Il tempo che impiegheranno a finire il biberon o la pappa, inoltre, sarà  direttamente proporzionali alla fretta di uscire e/o al ritardo dei genitori;

10- quando uno si ammalerà, l’altro sarà sano. Non appena il primo guarirà, si ammalerà l’altro.
Se si è soli e oberati di impegni, però, tranquilli: si ammaleranno contemporaneamente e rimpiangerete la situazione di cui sopra.


11- non appena fatto il cambiato di lenzuolini e bambini e accesa la lavatrice, i gemelli si sporcheranno dalla testa ai piedi, rigurgiteranno sul tappeto o addosso al genitore o combineranno qualche altro disastro che richiederà una nuova lavatrice.
Lo stesso vale per quando hai appena finito di lavare casa o di cambiarti.


Ah già, questo capita anche con un figlio solo, pure se già grandicello!

giovedì 16 novembre 2017

Di gelosia, pavor nocturnus e sonnambulismo

A quattro mesi e mezzo dalla nascita dei fratellini, il ricciolino inzia a manifestare un pò di gelosia e chiede attenzioni.
Circostanza che mi rassicura, in un certo senso, perchè preferisco che esterni il suo malumore, quando c'è e chieda coccole, piuttosto che tacere e stare male.
Almeno così posso parlargli e correre ai ripari, per quanto possibile.

Il momento in cui si manifesta di più la gelosia è la sera.
I piccoli, infatti, dormono in camera con me/noi, per evitarmi di fare le scale continuamente. Il ricciolino, però, ha la nuova cameretta al piano di sopra.
Un pò perchè non è ancora abituato alla nuova casa, un pò perchè è l'unico a dormire sopra (anche se le porte ancora non ci sono!!!), un pò per i fratellini, vuole dormire nel lettone o, comunque, vi arriva durante la notte, praticamente sempre.
Ad essere sincera, a me non disturba più di tanto, dal momento che comunque il sonno interrotto ce l'ho sempre, però tentiamo di non fargli prendere l'abitudine.
Però, insomma, le notti si stanno facendo troppo movimentate in questo periodo!

Una notte, verso le due, io e l'Alpmarito veniamo svegliati di soprassalto da un botto e rumore di ceramica/vetro che si rompe.
Ci mettiamo a sedere spaventati e ci accorgiamo che il ricciolino si è infilato nel lettone.
Io penso subito a ladri, l'Alpmarito, razionale, obietta che sarebbero ladri ben maldestri per fare tutto questo chiasso.
Ci alziamo e controlliamo la casa, in cerca della fonte del rumore. Nulla.
Mentre stiamo tornando a letto, quasi inciampo su un piatto. Sì, un piatto fondo di ceramica, per terra davanti al fondo del letto.
L'Alpmarito allora collega il tonfo al senso di pressione sui piedi che ha sentito subito prima di girarsi e sentire il rumore.
Evidentemente il piatto era stato posato in fondo al letto e lui, muovendosi, ne ha provocato la caduta.
Il mistero però, è come ci sia finito, visto che entrambi siamo sicuri che la sera non fosse lì!

Noi, una spiegazione ce la siamo data, soprattutto perchè la mattina, il ricciolino ci ha confidato di aver avuto fame durante la notte...

Eh già.
Ci sono stati un paio di episodi di pavor nocturnus, con il ricciolino che gridava nel letto con gli occhi sbarrati, dormendo, sudaticcio.
Poi ci sono gli incubi di cui racconta ogni tanto al mattino e..episodi di sonnambulismo.
Una notte ho sentito che il ricciolino scendeva le scale e si dirigeva verso quelle che portavano all'ingresso, dove avevamo dimenticato la luce accesa, chiamando suo padre.
Peccato che il suddetto padre avesse dato una mano di tintura protettiva ad acqua la sera prima sugli scalini di legno e dunque dovessero asciugare...
Mi sono precipitata a fermarlo, scoprendo che dormiva.
Un'altra notte l'ho trovato che piagnucolava in bagno, poichè dormendo cercava di tirare su l'asse del wc per fare pipì e non lo trovava, perchè era già su.
Piu' spesso, lo sento o lo vedo parlare, andare a bere, spostare giochi o cuscini..tutto dormendo.

Altri genitori, mia madre e mia suocera in primis, mi hanno assicurato che l'inizio della sucola elementare ed i 6/7 anni per molti bambini sono il momento dei primi incubi e pure mio fratello maggiore e mio marito sono stati sonnambuli, da bambini (va bè, l'Alpmarito ancora parla, nel sonno, ma solo in francese!!!), dunque la cosa non ci preoccupa, anche perchè questi episodi si verificano sia che dorma con me/noi o da solo (segno che non è questione di gelosia o di paura dettata dalla solitudine) ma...confesso che prima di dormire controllo finestre, porte e gas...non si sa mai!

E voi, confermate che ci sono periodi in cui i bambini hanno un pò di incubi? Se sì, quando è successo ai vostri figli?



martedì 14 novembre 2017

Un neonato o due gemelli: differenze

Un neonato e due gemelli: differenze


Premessa: questo post non vuole essere una lamentela (la maternità gemellare comporta un carico di amore e soddisfazioni che ben può immaginare qualunque mamma e che non sono in discussione), ne’ ha lo scopo di terrorizzare le future mamme e, in particolare, chi attende gemelli.
Però l’effetto potrebbe essere quello, quindi astenersi donne facilmente impressionabili!

1- L’arrivo di un neonato rivoluziona gli spazi di casa, tra vestitini, biberon, sdraietta, culla, fasciatoio ecc.
Con due, a parte il fasciatoio, serve tutto doppio, con conseguente aumento di ingombro e di costi (salvo prestiti, di cui mi sono ampiamente avvalsa).
Io, per esempio, ingenuamente pensavo di poter far dormire i gemelli insieme il primo anno, visto che il lettino che avevo era grande ed il ricciolino lo ha usato fino ai tre anni: ho dovuto farmi prestare subito una culla e, fra poco, un altro lettino, perché i due messi vicini si disturbano e danno “botte”. Involontarie, eh, ma sempre botte sono.
Stessa cosa per il passeggino.
Pensavo di poter usare qualche volta il singolo o la singola carrozzina, infilandocene due, nei primi mesi.
Vi dico solo che ci sono riuscita un’unica volta e la principessa di casa ha infilato un bel dito nell’occhio all’orsetto.

2- Il costo della vita aumenta esponenzialmente. È più difficile riuscire ad allattare, tanto più in via esclusiva (leggenda vuole che si possa, io però non ho mai parlato con nessuna che lo abbia fatto davvero), dunque ci vuole il latte in polvere. Tanto. E tanti biberon.
Il consumo spropositato di pannolini è presto detto: viaggiamo su una media di 10 al giorno, dunque un pacco standard ci dura due o tre giorni.
Impossibile pensare a quelli lavabili: non potendo passare il pannolino da un figlio all’altro e dovendo duplicate la scorta base, diventa arduo ammortizzare la spesa. 
Non è solo un problema economico, anche se dovendo acquistare doppio la botta è pazzesca (lo so che con due figli di età diverse sarebbe lo stesso ma, credetemi, diluire i consumi fa la differenza).
E’ un problema logistico.
Per chi, come noi, era abituato a una spesa “grossa” ogni quindici giorni, è stravolgente accorgersi che le scorte non bastano mai…per non parlare di caricarle in macchina!

3- Inoltre c’è il problema dello stoccaggio e della raccolta rifiuti. 
Nel mio paese, ad esempio, l’indifferenziata viene ritirata una sola volta a settimana, mentre noi abbiamo un sacco di pannolini ogni due giorni.
Vi lascio immaginare la puzza.

4- Vestiti e bavette doppi. Lavatrici sempre piene, sterilizzatore sempre in funzione.

5- Non si smette mai di somministrare pasti. Con un neonato, si hanno dei momenti di tregua. Quando i pasti iniziano a distanziarsi di tre o quattro ore, si riacquista autonomia di movimento. Con due per ottenerla bisogna sincronizzarli perfettamente, ergo dargli da mangiare in contemporanea e dunque essere, preferibilmente, in due sempre. 
E anche così non basta, perché ciascuno ha i suoi ritmi e non sempre coincidono.
Dunque uno dei due dovrà sempre mangiare quando dovrete uscire.

6- Corollario del punto precedente, quando uno dorme, l’altro è sveglio. 
Se si sta per uscire, uno dei due farà la cacca o rigurgiterà. O entrambi.
E’ matematico.
Riposare di giorno è impossibile. Va già bene se di notte dormono entrambi.

7- Passeggino e seggiolino auto, vestizione e svestizione, borsa del cambio e dei biberon. 
Muoversi con un neonato è sempre impegnativo, lungo o corto che sia il tragitto.
Con due, è una avventura: il passeggino doppio, indipendentemente dal modello, è ingombrante. Non passa dalla porta dei negozi e dei bar, non passa in mezzo alle macchine se parcheggiate vicino, non si chiude mai con una mano sola, spesso non sta neppure sui marciapiedi, troppo stretti o ingombri e, in più, è doppiamente pesante.
A questo aggiungeteci doppi cambi, biberon e vestizioni e avrete un’idea del tempo che si impiega per prepararsi e uscire e di come sia poco agevole muoversi.
Fasce e marsupi? Certo, quando sarete con uno solo, ovvero raramente.

8- Capitolo auto. Se avete anche un altro figlio ancora in età da seggiolino, preparatevi a passare a quei fantastici modelli monovolume, stile furgoncino. Che, non me ne voglia nessuno, saranno pure comodissimi ma, insomma, l’estetica è un’altra cosa e il piacere di guida pure. Per non parlare del costo.

9- I pianti. Inevitabili. Perché puoi essere presente finché vuoi ma ci sarà sempre un momento in cui hanno fame entrambi e piangono, sono sporchi o stanchi entrambi e piangono ecc. e più di uno alla volta in braccio è impossibile tenerne. Ed è straziante, a volte, oltre che gravemente pericoloso per la vostra sanità mentale ed i rapporti di vicinato.

10- Il male alla schiena e alle spalle. Anche senza volerli tenere spesso in braccio, per evitare i pianti, saranno pochi i momenti in cui non ne avrete su uno. Il pasto, il ruttino, l’addormentamento, le coliche ecc., a turno o, purtroppo, in contemporanea (così uno piangerà, vedasi punto precedente).
Schiena e spalle, purtroppo, ne patiranno le conseguenze.

11 - La disponibilità a tenerli. Anche la nonna più in gamba e giovane, con due non reggerà quanto con uno. E non obietterà quando annuncerete di volerli iscrivere al nido a sei mesi.

12-  Le domande e battute della gente. Ne vogliamo parlare? Meglio di no, dai, potremmo scrivere un trattato. Sappiate, però, che sarete considerati un po’ un fenomeno da baraccone, sempre.

Tranquilli, però, vi sono anche aspetti pratici positivi.
Un esempio? Non vi accorgerete di come siete conciate, perché non avrete il tempo di guardarvi allo specchio; non avrete bisogno della palestra per recuperare la linea, poiché sollevamento bimbi e passeggino appiattiranno la pancia in men che non si dica. E poi non avrete tempo per mangiare o lo farete sempre con una mano sola. 
Se, come me, avete tante scale in casa e siete sole, anche la cellulite non sarà più un problema: lo step che farete per entrare e uscire di casa basterà ad eliminarla.
Ah, quasi dimenticavo. Molto probabilmente, i primi mesi, non vi serviranno neppure sistemi contraccettivi.


No. Decisamente uno non fa per due.

venerdì 10 novembre 2017

Tu, 6

Tu, che mi hai chiamata mamma per la prima volta
e per la prima volta mi hai fatto vivere emozioni indimenticabili,
tu, che ti sei alzato in piedi prestissimo aggrapandoti alla barra del letto
e ridevi con il ciuccio in bocca, di lato, come fosse un  sigaro.
Tu, che ti lavavi i dentini seduto sulla lavatrice,
di fianco a me.
Tu, che ti addormentavi sul tuo gommone al mare,
con il pannolino bagnato, il cappello da pescatore,
la testa all'inditero e una mano a sfiorare l'acqua.
Tu, che in montagna tiravi martellate in testa al tuo papà,
con il tuo martelletto di plastica rosso e giallo,
quando eri stanco di stare sullo zaino.
Tu, che lo scorso inverno non hai voluto provare lo sci alpino,
perchè "Mamma, a me con gli sci piacciono le salite,
mica le discese".
Tu, che il mini basket basta,
perchè "non si fatica abbastanza",
meglio correre o fare fondo.
Tu, che arrampichi con naturalezza
ma in fondo ami la palestra perchè c'è tanto spazio per correre
e giocare.
Tu, con i tuoi boccoli d'oro
che se li pettini da bagnati,sono cavoli amari.
Tu, che impieghi un intero pomeriggio
e quattro negozi
per scegliere un piumino
perchè hai gusti precisi e non ti accontenti.
Tu, che alle due signore, testimoni di Geova,
a cui hai aperto la porta ieri pomeriggio,
alla domanda "Quale è il dono più
bello che hai ricevuto?"
hai risposto:"I miei gemellini!",
lasciandole a bocca aperta.
Tu, quando sei arrabbiato e stanco mi urli che sono cattiva,
e poi vuoi dormire nel lettone "appiccicato appiccicato" a me.
Tu, che non vedi l'ora di crescere,
però poi mi ricordi che sei un bambino piccolo
e hai ancora bisogno delle mie coccole, come i tuoi fratelli.
Tu, che aiuti il tuo papà a tagliare mensole,
fissare supporti, dare l'impregnante.
Tu, che già conosci la differenza tra una vite filettata e una no,
tra viti da legno e da ferro
e poi  chiami cazzuola la paletta da giardinaggio.
Tu, che ridi quando parlo o leggo in francese
e mi dici: "Mamma, fallo ancora, sei uno spasso!"
ma con tuo padre fingi di non capire quel che dice.
Tu, che fai ragionamenti maturi e spesso parli da adulto
ma hai paura dei mostri della notte.
Tu, che non mi fai partire in auto finchè la cintura non è allacciata
e  ricordi alla nonna che "a norma di legge" non basta l'alzatina.
Tu, che ti muovi come un furetto,
stare composto a tavola non sai cosa vuol dire
e potresti sfamare un intero pollaio con le briciole che semini al tuo passaggio.
Tu, che indossi i vestiti solo quando ti vanno un pò corti e giusti giusti,
perchè larghi non li sopporti.
Tu, che hai lasciato i tuoi amici in altre scuole
e dici che ancora non ne hai di nuovi,
ma non importa perchè comunque giochi con tutti
e gli altri non smetti di incontrarli.
Tu, che per regalo hai chiesto un pomeriggio a tre,
che "non costa soldi e vale di più".
Tu, che coccoli i gemellini,
però ogni tanto mi chiedi di "mollarli" ai nonni per un pò.
Tu, che provi tre modelli di scarpe
e ne scegli uno perchè "la radice" del piede
è più comoda.
Tu, che ogni tanto ti sbagli
e completi le parole dei compiti in francese sul quaderno di italiano
e in italiano su quello di francese
e ti arrabbi perchè "comunque è giusto, si scrive così".
Tu, che ieri mattina in auto ci hai detto
che era assurdo guadagnare di più per comprare altri oggetti,
perchè poi serve una casa più grande per tenerli
e allora devi lavorare ancora di più per comprarla
e poi la riempi di nuovo e non ti fermi mai.
Tu, che ami la bicicletta più di ogni altro sport.
Tu, che quest'anno hai affrontato con coraggio
la nascita dei fratellini,
il trasloco ed il cambio di scuola.
Tu, che non smetti mai di parlare
e di esprimere la tua opionione su tutto.
Tu, che sei pieno di giochi,
ma poi passi il tempo a crere con carta, forbici, sassi e bastoni
Tu, con quegli occhietti vispi e curiosi,
che sono gli stessi della prima volta che mi hai guardato.
Tu, così incredibilmene straordinario
e meravigliosamente bambino.



Tu, hai compiuto 6 anni.

e io, io ti voglio bene.


venerdì 3 novembre 2017

Le letture di mamma avvocato: Più veloce del vento

“Più veloce del vento” di Tommaso Percivale, ed. Einaudi Ragazzi


Finalmente torno a scrivere in occasione del Venerdì del libro di Paola.
Ad essere sincera, di libri di cui parlare ne avrei più d’uno perché, se ho saltato l’appuntamento con i libri, non è per mancanza di letture.
Oggi voglio consigliare un libro che appartiene ad una serie per ragazzi, indicato dai 12 anni ma che, secondo me, e’ una lettura adatta anche agli adulti, sia per lo stile, molto curato e dal lessico affatto povero o semplice, con l’uso di una sintassi complessa e non semplificata per giovani lettori (come avviene in altre collane per bambini/ragazzi), sia per la storia.

Si tratta, infatti, della biografia romanzata di Alfonsina Morina, coniugata Strada.
Nata a Castenaso, nella campagna nei pressi di Bologna, nel 1891, seconda di nove figli di contadini poveri, Alfonsina divento’ la prima ciclista italiana di rilievo, la prima donna a correre il giro di Lombardia ed il Giro di Italia, detentrice del record mondiale di velocità femminile nel 1901, dopo otto anni da quello stabilito da una ciclista francese, partecipante al Grand Prix di Pietroburgo nel 1909 (quando lo zar Nicola II le consegno’ un premio di incoraggiamento in denaro).

La sua storia e’ la storia di tutte le donne che, negli anni, hanno lottato contro pregiudizi, convenzioni e limitazioni, per poter accedere a sport (ma anche mestieri) ritenuti appannaggio degli uomini, scontrandosi con la propria famiglia e il proprio paese, pur di inseguire un sogno, il loro sogno.

Alfonsina impara a pedalare di nascosto, recandosi di notte nel fienile di famiglia, dove il padre teneva una bicicletta sgangherata, partecipando alle prime gare domenicali mentendo alla madre, subendo punizioni corporali dal padre  e aperte denigrazioni da compaesani e giornalisti perché osava correre e, per giunta, indossando pantaloncini corti che lei stessa si era cucita.
Perché Alfonsina era una sarta, sposatasi giovanissima con quello che divento’ il suo primo sostenitore, che amava troppo il vento tra i capelli e l’ebrezza della velocità e non voleva arrendersi al galateo ed al matrimonio come una prospettiva di possibile felicità.
Una ciclista che correva per il semplice e puro piacere di pedalare e lo faceva bene, meglio di molti uomini.

Un racconto interessante e appassionante che non potrà non piacere agli sportivi, ma anche a semplici appassionati di ciclismo e di storia, perché è anche uno spaccato delle vita nelle campagne bolognesi all’inizio del novecento e un pezzo di storia del ciclismo italiano (con le prime gare al Parco del Valentino di Torino, dove è nato il primo “club ciclistico” italiano).


Un libro dedicato ad un target giovanile forse perché ideale per insegnare che i sogni e le passioni, se coltivate con tenacia, possono condurre lontano.

venerdì 27 ottobre 2017

Avvocato. E mamma

Il 27 ottobre di otto anni fa, diventavo avvocato, passando l'esame di Stato orale dopo lo scritto dell'autunno precedente, al primo tentativo.

Ricordo quel giorno come se fosse ieri, come ricordo i giorni in cui ho partorito.
Perché, ad oggi, non riesco a paragonare quella esperienza a null'altro che al parto.

Si inizia scrutando uno stick, un referto o un tabellone, per sapere l'esito.
Dopo cinque minuti in un caso, un anno nell'altro, ma sono dettagli.
Ammessa o non ammessa, incinta o non incinta.

Poi mesi di attesa, ansia e preparazione. Mesi in cui fai anche altro, sei anche altro, ma la testa è sempre lì, a proiettare scenari, dar vita a sogni e paure, tra speranza e terrore.
Il corso di preparazione a.., i protocolli diverso da città a città.
I racconti di chi ci è già passata, i racconti di chi: "Conoscevo una che..", "Hai sentito cosa è successo a..", " Attenta perché.." e via di terrorismosicologico.

Quel senso di fatica e stanchezza e impazienza, perché quella data sembra non arrivare mai e, contemporaneamente, la paura che arrivi troppo in fretta, che ti colga impreparata, che qualcosa vada storto.
Lo stesso senso di ineluttabilità.
Perché ormai hai la bicicletta, ormai ci sei, ti tocca pedalare, affrontare la prova.
Il fallimento non è contemplato.

 Ricordo quell'estate: il praticantato, le interminabili ore di studio, qualche volte in compagnia, di solito da sola. Il caldo afoso, il cielo azzurro ed il sole, fuori, quasi a farsi beffe di me, sui libri.
La voglia di scalare, camminare, andare in bici, l'esigenza di studiare.
La casa e la spesa, nei ritagli di tempo, perché nulla contava più della mia scaletta di studio.
Le notti, a rigirarmi e sudare, in preda agli incubi.
E quel giorno di luglio, in cui per una interminabile ora, il gelo si è impadronito di me e ho temuto di avere perso mio marito.
Dopo, rientrata l'emergenza, ricordo il pianto liberatorio ma anche la rabbia, perché avevo perso tempo prezioso per la sua incoscienza, perché mi ero sentita persa, un episodio che ancora mi rode.

E quel giorno.
La scelta del vestito, preparato giorni prima come fosse la valigia dell'ospedale, partire presto il mattino, non da sola che sei troppo agitata e non sei in condizione di guidare.
Entrare in un palazzo con cui non hai familiarità, guardare altri visi ansiosi e i parenti fuori, in attesa, scrutare le porte.
La bocca secca, il dolore.
Perché non esiste solo quello fisico, che certe volte, in fondo, è meglio.
Ti ci puoi abbandonare, tornare puro istinto, come un animale.
Davanti ad una commissione d'esame, invece, no.

Tecniche di respirazione, sudori freddi e poi...via, ci sei, non puoi fermarti, sei lì e loro tutti a guardare te.

Quel senso di estraniamento, l'indifferenza verso tutto e tutti fuori e poi il sollievo, l'euforia e l'estrema spossatezza.
Soddisfazione e felicità, quelli verranno dopo, il tempo di elaborare l'accaduto, capire che è andato tutto bene.
Subito, basta che sia finita.

Un sogno che si è avverato.
Una fine e un inizio insieme.

Avvocato e poi mamma, ma mamma e avvocato. Per questo il blog si chiama così.
Non a caso, la DPP del mio primo figlio era 27 ottobre. Non a caso, il 27 ottobre avrei dovuto discutere la mia tesi di laurea specialistica, poi anticipata di un giorno dalla segreteria.

Non lo so se per altre donne sia lo stesso, cosa abbiano provato altre persone, al parto come agli esami di Stato. Per me, però, è stato così.
Buon anniversario a me.